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Killer: l’antisocialità sulle strade

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Un incidente può accadere a chiunque. Trovarsi davanti a un fatto imprevedibile che può determinare gravi e drammatiche conseguenze senza alcuna intenzionalità, rimane purtroppo possibile. Ma nessuno può esimersi da colpe: un sovrapensiero, una disattenzione per un “bip” che segnala l’arrivo di un “messaggio”, l’attraversamento improvviso di un pedone o di un animale e così via. Un’azione banale è appena sufficiente a provocare conseguenze drammatiche per tutti coloro che ne sono coinvolti: dalla vittima, al carnefice, passando per i familiari, fino all’intera rete amicale.

Nella strada una volta si stabilivano continue relazioni, oggi invece, essa è più percepita come “minaccia” un luogo poco protetto. Le imprevedibilità che la contrassegnano sono marcate da pietre sepolcrali che ricordano un fatto luttuoso. Il tempo, anche se passa, non cancella la disgrazia. La rappresentazione del dramma si compie in un attimo, con un impatto. L’immagine che appare è terribile: spesso un groviglio di “lamiere contorte”. La gravità dell’incidente è in relazione al tipo di danno procurato: dalla disabilità che può essere permanente con difficoltà motorie per tutta la vita, fino alla morte e al declino di intere famiglie.

Ormai è dimostrato che ci sono alcuni comportamenti che a causa anche di stati emotivi negativi, influenzano e determinano le difficoltà quotidiane: lo stress sul lavoro, una forte delusione, la fretta …  Le cause possono essere anche di carattere infrastrutturale. Le strade urbane ed extraurbane sono del tutto inadatte ad accogliere l’aumento del traffico, inoltre si aggiunge la mancanza di manutenzione.

Quando si parla di incidente stradale, ormai, ci si trova davanti anche ad altri manifestazioni criminali generate da un comportamento diffuso e di paura: la fuga. Il carnefice, vittima di se stesso colpisce, fugge dopo aver ferito e ucciso diventando così un antieroe, allo stesso modo di Tersite, uno dei personaggi omerici meno amati. Antieroe per eccellenza. Nella tradizione letteraria e’ sinonimo di vigliaccheria.

La guida sotto l’effetto di alcool e droghe è un fenomeno assai diffuso. La sera si comincia con l’aperitivo, l’happy hour, poi durante la cena un poco di vino o birra. L’alcool, il Killer entra in scena poi, in discoteca o in altri luoghi d’incontro in cui si continua a bere. Nel passaggio dalla notte alle prime ore dell’alba, l’alcool ingerito è tanto, è troppo. Alcool e droghe sono tutte sostanze psicoattive che agiscono sul sistema nervoso centrale compromettendo le capacità fisiche e mentali pregiudicando l’attenzione e la concentrazione.

Dai dati statistici si evidenzia che i maggiori Killer responsabili sono: l’eccesso di velocità, la guida in stato di ebbrezza, il mancato utilizzo delle cinture di sicurezza, il mancato rispetto della segnaletica stradale, guida distratta, irregolarità nel trasporto di merci e persone. L’orologio segna circa le 3, improvvisamente dei rombi mostruosi rompono il silenzio: forti segnali di una competizione. È una gara. Le cronache riportano spesso del fenomeno delle corse illegali. Parrebbe che intorno a questo mondo ruoti anche il furto di auto sportive che vengono affidate a piloti, addestrati alle più estreme tecniche e imprese “mitiche” di guida che si lanciano verso il successo, alimentando il settore criminale delle scommesse clandestine. I resoconti giornalistici riportano spesso del lancio dei sassi dai cavalcavia come dei contromano in autostrada.

Il killer compie il dramma nel momento dell’inaspettato. “L’evento accidentale rivela l’uomo Killer” e il suo “branco” che secondo la gravità del danno procurato, l’evento assume interesse e notiziabilità. Vita breve ma allegra, facile e senza alcun rispetto. Il fenomeno della pirateria è un fatto storico, che ha origini lontanissime e si consolida giorno dopo giorno e notte dopo notte. Comportamenti che causano un omicidio suscitando imparziale condanna, e rappresentano le forme più odiose e detestabili di antisocialità, soprattutto se associate ad altri eventi ne rafforzano emotivamente la notizia: “Auto sulla folla a Roma, convalidato l’arresto della rom 17enne, Omicidio stradale, il ddl è pronto: pena minima otto anni di carcere.

L’utilizzo del termine Killer, assume per l’immaginario collettivo un’essenza concettuale ed emotiva del moderno antieroe sempre più estesa e complessa, includendo anche altri stereotipi, perfettamente ed emozionalmente adattabili alle cronache giornalistiche. Notizie da consumare con avidità coprendo l’inefficienza, l’indifferenza e le mancanze di interventi da parte delle amministrazioni locali (oggi senza soldi) per una strada più sicura e da vivere.

Björn Larsson ne “L’ultima avventura del pirata Long John Silver”: ha cognizione che la fine è prossima, la morte l’ha guardata più volte negli occhi e non ne ha paura. La sorte ha in serbo per lui una nuova avventura ….  I pirati, quelli che dalle navi trasgrediscono, esistono nel mito e purtroppo esiste anche l’antieroe qui e ora. Sbevazza, viola le regole con disinvoltura e se in possesso di un mezzo di trasporto, mette in mostra la propria, spavalderia, cercando qualcuno da sfidare. Purtroppo anche i killers sono considerati eroi…

L’origine del moderno antieroe la possiamo far risalire al concetto di “superuomo” od ” oltreuomo” (Übermensch), che si afferma in un uomo nuovo, quello delle “stragi del sabato sera”. I giovani ne subiscono il fascino, lo imitano e sono attratti delle sue folli gesta. Quell’uomo che, mettendosi in mostra vuole superare i limiti che gli vengono imposte dal sistema di valori e regole sociali. Il supereroe si caratterizza per le sue abilità “straordinarie”. Ha sempre il desiderio di osare e mettere a rischio la propria incolumità e quella degli altri.

Il superuomo rimane improvvisamente intrappolato nel ruolo che con presunzione, tracotanza, freddezza e cinico egoismo mescola realtà e finzione fino e diventare improvvisamente Killer. Come il mito della breve vita di un eterno ribelle: ”troppo veloce per vivere, troppo giovane per morire. Così cantavano gli Eagles riferendosi alla morte del mitico Jeans Dean. O il giorno di ferragosto, due amici occasionali, un trentacinquenne, alla guida della “lancia Aurelia b24s” con un atteggiamento spavaldo, invadente, passa la giornata insieme ad uno studente universitario. Si susseguono vari episodi tragicomici, fino all’epilogo finale, “il sorpasso” e l’incidente: il dramma. Ecco un’altra morte causata dall’immaturità e dall’incoscienza. Il pirata è un supereroe, o meglio, un superantieroe, che ancora bambino ha la voglia di essere “filibustiere”. Anche se per un attimo o per qualche ora, questo modo di vivere fuori dalle norme, dalle abitudini, “fuori dalle righe” produce “inconsapevolmente” la capacità di uccidere che solo il killer può avere.

Socrate (469-399 a. C.) filosofo greco
Un uomo armato d’una lancia passò un giorno correndo davanti a Socrate, inseguendo un altro uomo in fuga.
“Piglialo, piglialo!” -gridò al filosofo, ma questi non si mosse.
“Sei sordo? -gli domandò l’uomo armato- perchè non hai tagliato la strada a quell’assassino?”
“Un assassino? Che vuoi dire con questa parola?”
“Oh bella! Un assassino è uno che ammazza.”
“Un beccaio1, allora?”
“Vecchio pazzo! Voglio dire un uomo che ammazza un altro uomo!”
“Ah! Un soldato allora.”
“Ma no; un uomo che ne uccide un altro in tempo di pace.”
“Ho capito: un “carnefice2.”
“Sciocco! Un uomo che ne uccide un altro a casa sua!”
“Un medico allora!”
L’uomo armato proseguì la corsa.
[Bienstock, Le livre de chevet]
1 macellaio
2 Chi esegue una sentenza capitale; boia, giustiziere.

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