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Alcol e guida: analisi delle cause

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Gli incidenti stradali causati dall’alcol sono un problema di salute pubblica molto importante, ma ancora apparentemente non sufficientemente valutato e contrastato. A livello europeo e internazionale gli incidenti stradali rappresentano la nona causa di morte nel mondo fra gli adulti, la prima fra i giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni.

L’incidentalità stradale è causa di tragedie in tutto il Mondo, emergenza risultata nel Summit Mondiale dell’OMS a Mosca sin dal novembre 2009 e tale da indurre l’ONU a indire il “Decennio di iniziative per la sicurezza stradale 2011-2020. Insieme possiamo salvare milioni di vite”.

Anche l’Unione Europea rileva che il numero degli incidenti stradali mortali continua a essere troppo elevato: ogni anno 1,3 milioni di incidenti stradali provocano 35.000 morti e 1,7 milioni di feriti di cui 300.000 gravi. In Italia, nel 2008 i morti sono circa 3400 l’anno e 257.000 feriti con costi economici e sociali spropositati. L’alcol genera costi tangibili nell’UE di circa 156 miliardi di Euro, in Italia di circa 25 miliardi di Euro (stime OMS) che raddoppiano lì dove si considerino i costi intangibili che vanno oltre la perdita umana e ricomprendono il dolore dei congiunti, le sofferenze dei feriti ed i tragici cambiamenti nella vita delle persone colpite. Almeno il 15 % di questi costi è attribuibile all’alcol alla guida.

Il comportamento scorretto degli utenti della strada è considerato una delle cause principali di mortalità: alta velocità, stanchezza, mancato utilizzo delle cinture di sicurezza o del casco, consumo di alcol e/o droga, ecc. La guida in stato di ebbrezza determina un elevatissimo numero d’incidenti stradali in Italia, così come nel resto dell’Europa.

Secondo le stime dell’Osservatorio nazionale Alcol dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), circa il 30-40% degli incidenti stradali in Italia è provocato da conducenti in stato psicofisico alterato da alcol e droghe (fonte: “Alcohol Prevention Day”- ISS-WHO-Ministero della Salute -16 aprile 2015).

Considerando che le misure previste nel Terzo Programma d’Azione UE 2001-2010 sono state attuate solo per il 27,3%, per giungere all’obiettivo previsto nel Quarto Programma d’Azione UE 2011-2020 di dimezzare il numero dei morti sulle strade, è sempre rilevante la necessità di dare applicazione ai risultati delle numerose esperienze internazionali in atto e di dare una “accelerazione” all’approvazione di rinnovate direttive tra cui quella europea che introduca, per legge, l’applicazione del dispositivo blocca-motore e l’ utilizzo in tutti i Paesi UE delle più moderne tecnologie, che sono tra le misure più efficaci per la riduzione della mortalità alcol (e droga) correlati.

Le stime predisposte per l’Italia sulla base dei dati dell’Osservatorio Nazionale Alcol indicano che alle attuali condizioni di consumo e misure vigenti, entro il 2020 gli incidenti alcol correlati rappresenteranno la terza causa globale di morte prematura, morbilità e disabilità evitabile.

Nell’ultima Relazione trasmessa dal Ministro della Salute al Parlamento è evidenziato che Il 26 % di tutti i decessi maschili e il 38 % di quelli femminili per incidente stradale sono causati dal consumo di vino, birra, aperitivi, amari e liquori secondo preferenze che sono tipiche di ciascuna generazione. L’alcol è, in tutte le Regioni italiane, tra i primi dieci fattori di rischio sui quali intervenire prioritariamente secondo i dati del Progetto SIVEAS pubblicati dall’Osservatorio Nazionale Alcol sull’International Journal of Public Health.

Dalla revisione della letteratura e dalle esperienze in atto a livello europeo e internazionale, è evidente che un livello di alcolemia compreso tra 0,2 e 0,5 grammi/litro si accompagna a un rischio di incidente fatale 3 volte maggiore rispetto al livello di alcolemia zero (tra 0,5 e 0,8 il rischio è addirittura 6 volte superiore; tra 0,8 e 0,9 ben 11 volte maggiore).

Con il livello attuale di alcolemia (Bac) di 0,5 il legislatore accetta che la popolazione possa essere esposta a un rischio da 2 a 3 volte maggiore rispetto a livelli inferiori; è, comunque il livello legale a fronte del quale le Forze dell’ordine registrano mediamente 30 mila soggetti alla guida in stato di ebbrezza, nel corso del 2008 sulle strade italiane, in media, hanno circolato in stato di ebbrezza accertata circa 2500 soggetti al mese e 83 al giorno. Il 60 % circa, in media, di tutte le alcolemie rilevate supera il valore 1 (il 36% i livelli di 1-1,5 di Bac, il 29% i livelli di 1,5).

A fronte di simili evidenze e, come giustamente menzionato, nelle tabelle esposte nei luoghi di somministrazione ai sensi del Dm 3/8/07, l’Oms ribadisce che non esistono livelli sicuri di consumo alla guida e che la guida, al pari di gravidanza, luoghi di lavoro e minori, è da considerarsi un contesto “Alcohol free”.

Inoltre, poiché il fegato di un individuo adulto in buona salute e senza controindicazioni al bere, può metabolizzare completamente 12 grammi di alcol (1 bicchiere di vino da 125 ml a 12 gradi, 330 ml di birra a 4,5 gradi, un bicchierino da 40 ml di superalcolico a 40 gradi) in circa due-tre ore è biologicamente plausibile che in qualunque contesto si possa consumare sempre e comunque un bicchiere e attendere almeno due-tre ore per bicchiere consumato per riportare a zero l’alcolemia che normalmente si incrementa in media di 0,2 per ciascun bicchiere consumato. Gli attuali livelli di 0,5 di alcolemia consentiti alla guida sono i livelli che oggi determinano il su descritto impatto di mortalità, disabilità, incidentalità assolutamente distante dall’esigenza di evitare che l’alcol alla guida continui a rappresentare il “killer number one”, come definito dall’OMS, per i giovani al di sotto dei 24-29 anni di età e dal traguardo del dimezzamento della mortalità per incidenti stradali per il quale l’Italia si è impegnata a livello europeo.

Chi abitualmente beve al di sopra delle quantità indicate come a “basso rischio” può riscontrare alcuni segni o sintomi ricorrenti: · sensazione di euforia · stanchezza o appesantimento · postumi di uno stato anche occasionale di intossicazione. Il livello di rischio può essere influenzato da numerosi fattori individuali tra cui il sesso, l’età, il peso. Il rischio di incidente grave cresce in maniera esponenziale all’aumento del tasso alcolemico: il rischio di avere un incidente stradale con 0,5 g/l di alcolemia alla guida è 5 volte maggiore di chi non beve. Con una alcolemia di 1,5 g/l (sei bicchieri circa) il rischio è 30 volte maggiore; con 1,8 g/l l’incidente grave non è più solo molto probabile, ma quasi certo. Ogni conducente può essere sottoposto ad un accertamento da parte delle forze dell’ordine della quantità di alcol che ha consumato misurandone la quantità nell’aria espirata (etilometro).

A chi sceglie comunque di bere si può consigliare di rispettare alcune regole di buon senso, alcuni accorgimenti che possono contribuire a mantenere elevati i livelli di sicurezza ed evitare rischi alla salute.
a) Consumare piccole dosi: riempire mezzo bicchiere invece di un bicchiere, consumarne uno anziché due e così via, ordinare quantità ridotte di alcolici (bicchieri) invece di chiederne una bottiglia ecc.
b) Appoggiare il bicchiere tra un sorso e l’altro. Aspettare un po’ prima di sorseggiare nuovamente.
c) Provare a consumare drinks analcolici o comunque alternarli con quelli alcolici scegliendo quelli a più bassa gradazione.
d) Mangiare prima di bere e bere sempre con moderazione evitando di farlo al di fuori dei pasti
e) È opportuno evitare di mescolare tra di loro diversi tipi di bevande al fine di diminuirne la gradazione alcolica; la quantità di alcol nelle singole bevande è fissa. Miscelare più drink insieme non cambia la quantità di alcol e in alcuni casi può causare dei disturbi. Alcune bevande contengono additivi (conosciuti come “congeneri”) che possono risultare incompatibili tra loro.

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Centro Coll. OMS per la ricerca e la promozione della salute su alcol e problemi alcol correlati Osservatorio Nazionale Alcol · Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute · CNESPS, Istituto Superiore di Sanità

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